Chi siamo

L’associazione IL CENACOLO ONLUS sorge nel 1998 per iniziativa di un gruppo di familiari di portatori di handicap e da varie persone sensibili ai problemi di inserimento del cittadino disabile nel tessuto sociale e per la garanzia del migliore sviluppo delle sue capacità nell’arco della vita.

LE FINALITA’
L’associazione “Il Cenacolo O.n.l.u.s.” si ispira ai principi ed ai valori umani del cristianesimo ed in tale ottica persegue le seguenti finalità (dallo Statuto)
• farsi carico delle situazioni di sofferenza, solitudine e bisogno presenti nella realtà delle persone disabili e delle loro famiglie;
• offrire un sostegno alle persone disabili e alle loro famiglie;
• promuovere proposte concrete d’impegno favorendo la crescita e la formazione del volontariato;
• sensibilizzare cittadini, istituzioni ed enti sulle problematiche dei disabili.
L’associazione “Il Cenacolo”, attuando tipologie di intervento ispirate alla salvaguardia ed alla valorizzazione delle risorse e delle abilità sociali ed individuali, anche residuali, persegue i suoi fini con le seguenti modalità:
• promuove, crea e gestisce – anche a mezzo di convenzioni con altri soggetti pubblici e privati che ne condividano le finalità – iniziative, servizi terapeutici, di accoglienza residenziale e diurna, di assistenza a domicilio, turismo sociale e soggiorni climatici e ricreativi a favore di persone disabili, nelle forme e nei modi ritenuti utili al raggiungimento delle finalità sopraccitate. Come obiettivo primario si pone la realizzazione di comunità alloggio e centri diurni, con strutture riabilitative e laboratori adeguati alle potenzialità dei disabili;
• esercita azione di stimolo nei confronti di associazioni, enti pubblici e privati e collabora con gli stessi al fine di individuare risposte soddisfacenti ai bisogni dei disabili e delle relative famiglie, anche mediante l’attuazione e/o partecipazione a convegni, seminari, dibattiti, mostre sulla tematica della disabilità.

LE COSE FATTE
La comunità di Strada per Longera n.1
Nel giugno 2002 abbiamo aperto la casa famiglia di Strada per Longera, grazie al fattivo intervento del Comune di Trieste, che ha concesso e restaurato a sue spese l’immobile, ed in seguito si è convenzionato con l’associazione stessa per la gestione della comunità (Soluzione Abitativa Protetta)
Anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste è intervenuta con un sensibile contributo per l’acquisto di mobili ed arredi.
Nella comunità risiedono sei giovani (quattro donne e due uomini in età compresa tra i 25 ed i 40 anni) con disabilità psichica i quali partecipano attivamente – per quanto nelle proprie capacità – alla conduzione della “casa-famiglia”. E’ strutturata come un ambiente familiare ed accogliente, ed è un luogo di vita con un proprio stile, improntato su un continuo dialogo tra operatori ed ospiti, sull’andamento della convivenza e su tutte le dinamiche relazionali che si creano. Ogni residente è partecipe del proprio progetto educativo, che viene condiviso e verificato anche con i familiari.

GLI ATTORI
Alla conduzione della comunità concorrono numerosi attori: gli educatori professionisti, individuati nell’equipe de “La Quercia Cooperativa Sociale” di Trieste, che mette a disposizione la propria struttura tecnico organizzativa tramite un responsabile di servizio, la supervisione psicologica all’equipe, e i servizi ausiliari. Attorno a questo nucleo interagiscono in coordinamento i volontari dell’associazione sia i parenti come pure diversi ex operatori e i tirocinanti dell’università e di istituti superiori di indirizzo sociale (tramite relative convenzioni). Si è in attesa dei volontari del servizio civile.
Nella vita della comunità hanno un ruolo importante e attivo i parenti dei “ragazzi” residenti.Và inoltre sottolineato il puntuale e costante supporto dei servizi sociali del Comune di Trieste e dell’Azienda Sanitaria

L’Associazione partecipa attivamente alla vita delle organizzazioni del territorio, contribuendo per quanto possibile ai tavoli di lavoro indetti dal comune (Piani di Zona), e dalle organizzazioni di categoria come il MOVI, il CUPH ed il CSV. La comunità partecipa al progetto Microarea del quartiere di S.Giovanni.

LA FORMAZIONE
Nulla o quasi nulla è lasciato al caso. Ogni decisione viene presa collegialmente dall’equipe che si riunisce settimanalmente in gruppo con il responsabile della comunità e lo psicologo supervisore. Ciò implica una formazione costante che non si esaurisce comunque in tali riunioni ma abbisogna di aggiornamenti periodici su tutti gli argomenti inerenti sia la vita di comunità, sia i vissuti della disabilità. Solo cercando di comprendere e contaminandosi, il cerchio residente famiglie-operatori-volontari-servizi si chiuderà.
A tale scopo vengono effettuati corsi congiunti di formazione per i volontari, gli educatori ed i familiari. La finalità è qui di creare sapere ma soprattutto conoscenza e confronto tra famiglie, operatori e volontari, con partecipazione interattiva.

LE COSE DA FARE
Per ogni famiglia che riesce a collocare il proprio figlio in una comunità, ve ne sono altre che aspettano pazientemente di poter avere una simile opportunità per i propri cari. E’ un problema costantemente sentito e dibattuto anche nei Convegni.
Le risorse non sono infinite, e bisogna lavorare molto per creare nuove piccole comunità, ritenute le migliori soluzioni – nella qualità – anche al fine di evitare l’istituzionalizzazione del disabile, quando egli resti senza idonea tutela familiare.

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